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Visibile per la sua piccola torre campanaria a chi percorra senza fretta la via principale del paese, sorge a Cimnago, con la facciata rivolta verso un ampio cortile interno, l'antica chiesetta di S. Vincenzo Martire. L'ubicazione stessa e la semplicità delle linee architettoniche ricordano l'Oratorio di Mocchirolo, di cui tuttavia S. Vincenzo è ritenuta posteriore.
La chiesa è menzionata per la prima volta in un documento del 1568, quando Cimnago faceva parte della Pieve di Galliano (più tardi, dal 1582, di Cantù) e dipendeva dalla Parrocchia di Novedrate. Grande influenza esercitava però sul paese il Monastero delle Benedettine di Meda, la cui signoria su Meda e Cimnago, attestata già a partire dall'XI secolo, comportava diritti economici e fiscali, ma anche politici, se è vero che in età comunale i podestà erano scelti dal Monastero e giuravano fedeltà alla Badessa. Nel 1626 Cimnago divenne, con Lentate, Birago e Copreno, feudo del marchese Antonio Carcassola. L'autorità delle Benedettine di Meda si andò così riducendo, finché nel 1798 il Monastero fu soppresso per volere di Napoleone Bonaparte. Intanto Cimnago e Camnago si erano uniti come frazioni al Comune di Lentate. Nel 1919 a causa dei crescenti contrasti con Novedrate fu inviato a Cimnago un sacerdote che vi esercitasse le funzioni di Parroco, pur non essendo stata ancora istituita ufficialmente la Parrocchia. Tale decisione venne presa dal Cardinale Schuster nel 1937 e Cimnago poté quindi staccarsi completamente da Novedrate.
Che ne era stato nel frattempo dell'antico Oratorio di S. Vincenzo? Complessivamente aveva conservato la primitiva struttura. Nel 1853 era stato abbassato al livello attuale e nel 1929 un progetto di ampliamento era stato accantonato. Gli ultimi restauri del 1981-82 hanno un po' alterato le caratteristiche originarie dell'edificio, che mantiene comunque il tetto a spioventi e la semplice facciata, avente come unici ornamenti un ampio oculo e una lunetta in terracotta con Maria e il Bambino, sopra al portale d'ingresso. Internamente travature in legno rivestono il soffitto della navata e due gradini conducono al piccolo presbiterio, ravvivato, dopo la perdita di un preesistente affresco cinquecentesco, da una recente pala d'altare raffigurante la morte e la resurrezione di Cristo, dipinta dall'artista lentatese Giancarlo Fontana.

Circondata dalla campagna e lontana dal centro abitato, sorge a Copreno la chiesa di S. Francesco Saverio. Sebbene alcuni studiosi abbiano ipotizzato che essa sia stata eretta su un preesistente tempietto pagano, notizie certe ci giungono solo a partire dalla seconda metà del XVI secolo, quando, nota come S. Alessandro "in campo", pur essendo la parrocchiale del paese, era ridotta in uno stato di semi-abbandono, forse per la sua collocazione decentrata. Nel 1587 Copreno ebbe una nuova parrocchiale dedicata a S. Alessandro, mentre la vecchia chiesa veniva intitolata a S. Carlo, in onore del Cardinale Borromeo. Perso il ruolo di parrocchiale, la costruzione fu lasciata ulteriormente decadere. Le sue sorti mutarono improvvisamente con la venuta a Copreno della famiglia Clerici, originaria di Como. Fu appunto Francesco Clerici, Capitano dei corazzieri del re di Spagna nel milanese - il cui nome è legato anche all'attuale Villa Immacolata e al Santuario di S. Mauro - ad avviare una radicale opera di ristrutturazione. Il restauro fu portato a termine con estrema rapidità nel 1676 e la chiesa venne dedicata a S. Francesco Saverio, gesuita spagnolo e missionario in India nel XVI secolo. S. Francesco fu adibita a Cappella funeraria dei Clerici, ai quali venne di fatto riconosciuta la proprietà dell'edificio, ma passò negli ultimi secoli attraverso vari proprietari. L'esterno conserva linee sobriamente barocche: dalla facciata sporge un pronao rettangolare, sorretto da due pilastri, affiancati da due pilastrini minori; questi ultimi, costituiti da blocchi di diversa sporgenza formanti una sorta di motivo decorativo, sono uniti da un arco a tutto sesto, che, con gli altri due archi laterali, crea un soffuso effetto chiaroscurale. La facciata, delimitata da lesene, è sormontata da un timpano triangolare. L'andamento del lato rivolto verso mezzogiorno è invece irregolare per la presenza di una piccola torre campanaria e per la sporgenza della sacrestia.

Abbandonata la vecchia parrocchiale (poi dedicata a S. Francesco Saverio) la chiesa di S. Alessandro di Copreno, ubicata nel cuore del borgo, fu ultimata nel 1587, in un'area dove già sorgeva, stando ad alcune testimonianze, una piccola Cappella votiva. Nel XVII secolo la famiglia Clerici fece abbellire la chiesa, dotandola di un Battistero e di una volta a copertura del presbiterio. Il campanile fu rialzato e, nel 1646, venne approntato un nuovo altare maggiore, che possiamo ancor oggi ammirare con il prezioso rivestimento marmoreo del XVIII secolo. Assai cara ai coprenesi sembra essere stata fin dal XVI secolo la musica sacra per organo, che accompagnava il canto durante le cerimonie liturgiche; perciò in S. Alessandro venne costruito nel XVIII secolo un pulpito minore riservato ai cantori e nel 1852 fu acquistato un nuovo organo.
Merita l'attenzione del visitatore anche il piccolo affresco interno raffigurante la Madonna con il Bambino, nel quale, alla rigidità frontale, ancora medioevaleggiante, della Vergine, fa da contrappunto lo sfondo architettonico con un motivo a conchiglia racchiuso da un arco sorretto da due putti, d'ispirazione ormai rinascimentale.
All'Ottocento risale invece il porticato con tre archi a tutto sesto della chiesa, la cui facciata di impronta classicheggiante, coronata da un timpano, ma occultata da interventi posteriori, sarebbe venuta alla luce nelle sue decorazioni originarie in un restauro del 1974.

La chiesa di Birago dedicata a S. Eusebio e ai SS. Maccabei fu edificata nel corso del XVII secolo nel centro del paese, a seguito della decadenza della vecchia parrocchiale, che sorgeva invece in aperta campagna. Dotata di una facciata semplice e severa, fu poi ravvivata da un originale e fantasioso campanile dalla copertura a "scaglie". Già nel XVIII secolo l'interno, a navata unica, presentava, accanto alle cappelle maggiori, due cappelle minori: una consacrata a Sant'Anna - particolarmente cara ai biraghesi - e a Sant'Antonio da Padova; l'altra al Crocifisso, a San Carlo e a San Francesco d'Assisi. Il portico esterno, sostenuto da due colonne, fu aggiunto nel 1808 su iniziativa del Parroco, Don Cristoforo Bossi, che curò anche il rifacimento del tetto della chiesa e la dotò a sue spese di un organo (ora restaurato e trasferito nell'attuale chiesa parrocchiale). La storia dell'antica chiesa è stata tuttavia costellata di molti momenti bui e difficili: furti, saccheggi, esposizione alle intemperie. Caduta in disuso con la costruzione della nuova parrocchiale, dopo anni di completo degrado, ha finalmente beneficiato alla fine del Novecento di alcuni interventi conservativi al tetto e al campanile.

     

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