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Devolution, legge finanziaria e il gioco delle tre carte

Il Sindaco, dott. Riccardo Brunati

E-mail: ilsindaco@comune.lentatesulseveso.mi.it

 

In questi mesi il Parlamento Italiano sta discutendo e approvando importanti provvedimenti che riguardano l’assetto istituzionale dell’Italia che avranno pesanti ripercussioni sugli enti locali.

La stampa nazionale ha dato ampio risalto ai principi che sottendono le modifiche costituzionali discusse a Roma, enunciando come si voglia raggiungere l’obbiettivo di dare maggiore autonomia alle amministrazioni locali.

Ad onor del vero in questi anni i comuni hanno già accresciuto i propri compiti, si pensi alla creazione degli sportelli unici per le imprese, alla riforma del catasto, ai servizi diretti alla persona, ad una sempre maggiore interazione tra livelli istituzionali, tanto che oggi una gran parte di servizi ai cittadini e alle imprese vengono erogati direttamente dall’ente locale, il quale è responsabile dell’efficienza degli stessi.

Efficienza dimostrata anche da un punto di vista economico: i dati dell’ISTAT relativi agli anni 2002 e 2003 dimostrano che, pur avendo maggiori competenze, la spesa corrente riferita ai comuni passa da 36,75 miliardi di euro a 36,60. Tutto questo a fronte di una spesa complessiva della pubblica amministrazione che invece aumenta.

Quindi i comuni sono riusciti a garantire l’accesso ai servizi di base e anche a contribuire allo sviluppo economico. Nell’ultimo triennio i comuni hanno realizzato investimenti per sedici miliardi di euro contro i sei dell’Amministrazione centrale e i quattro delle Regioni. Inoltre i dipendenti degli enti locali sono in continua diminuzione, dal 1998 al 2003 sono state perse 70.000 unità con una diminuzione della spesa per il personale del 3,6%.

Tuttavia il processo virtuoso attuato dai comuni non è stato premiato dal governo centrale che ha invece tagliato i trasferimenti ai comuni, lo scorso anno 948 milioni di euro, imposto il patto di stabilità interno e il così detto decreto taglia spese, due misure queste ultime che hanno contribuito a rendere più rigidi i bilanci comunali rallentando e non diminuendo la spese degli enti locali.

La legge finanziaria in discussione in Parlamento prevede di irrigidire ulteriormente i vincoli di spesa degli enti locali, così mentre in un ramo del Parlamento si approva la devolution in quell’altro si tolgono gli strumenti concreti in grado di dare certezze alle risorse a disposizione dei Comuni. Veniamo trattati come da quei personaggi che si incontrano negli autogrill, ti fanno credere di aver vinto quando le carte sono coperte, ma una volta viste al malcapitato tocca sempre la donna di picche.

I dati ufficiali dell’ISTAT, gli stessi che il Governo usa per essere giudicato in Europa, dimostrano che i Comuni rappresentano le istituzioni che investono sempre di più, contribuiscono a creare ricchezza e posti di lavoro, sostengono la domanda e partecipano alla tenuta sociale del Paese, in cambio con il così detto patto di stabilità si accollano un pezzo di debito pubblico fatto da altri comparti della pubblica amministrazione. Debito pubblico che anziché diminuire continua ad aumentare, in barba al rigore chiesto da più parti.

La questione allora non può essere più affrontata da un punto di vista ideologico o di parte, occorre definire con chiarezza i compiti assegnati ad ogni istituzione, garantendo anche la disponibilità dei mezzi finanziari adeguati al loro svolgimento. 

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