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Santo Stefano d’oro 2010

Il discorso del Sindaco Massimo Sasso, dopo il conferimento delle Civiche Benemerenze

COMUNE DI LENTATE SUL SEVESO



“Buon giorno a tutti.

Per il secondo anno, Carissimi Concittadini, ci ritroviamo qui, ai piedi della “Donazione di Santo Stefano”, per assegnare le Civiche Benemerenze.

Questo luogo per me ha un significato del tutto particolare.
L’anno scorso, testualmente, annotavo come questa immagine, nell’arte medievale, dicesse del significato compiuto della vita, del fatto che, se noi possiamo aver fatto qualcosa di buono, è perché a noi, per primi, la vita è stata donata e quindi tutto è un ritornare, un restituire quel poco che siamo riusciti a realizzare grazie a quel tanto che abbiamo ricevuto in dono.
Non è banale questo! Anzi, è proprio in questa consapevolezza che sta tutto il senso del gesto che stiamo compiendo oggi.

Ma ancora, lo scorso anno introducevo questo momento dicendo che quella che stavamo per compiere sarebbe stata “una cosa nuova, l’occasione per un nuovo inizio”.
Oggi mi chiedo: la è stata veramente?
Io penso che ciascuno di noi debba rispondere per se stesso: l’occasione - ma quante occasioni, e pubbliche e private, non quella in particolare, ché altrimenti sarei presuntuoso – l’occasione dicevo, ci è stata data: è un fatto oggettivo.
L’abbiamo saputa cogliere?
Abbiamo ri-iniziato, in qualche modo, a stimarci di più l’un l’altro?
Abbiamo dato credito alla possibilità di poterci guardare di più come parte di una unità o abbiamo continuato, ciascuno per proprio conto, a coltivare i propri particolarismi?

Or ciascuno, in cuor suo, risponda per sé, ma resti un fatto: il tempo, e con esso la vita, è andato avanti e oggi quella stessa occasione ci viene ri-proposta.
E allora, amici miei, ri-cominiciamo!
Ricominciamo con quello sguardo di Misericordia che sola ci può far riconoscere la grandezza che vive in mezzo alla nostra comunità!

Uno sguardo di Misericordia!
Sì, perché senza misericordia - miseris cor dare: cioè dare il proprio cuore ai miseri, agli ultimi – non è possibile alcun riconoscimento. Senza misericordia ciò che prevale è il pregiudizio, quel moralismo nefando che fa cogliere le imperfezioni e, cogliendole, le ingigantisce a tal punto da negare la grandezza e la positività del reale. Ma su questo ritorneremo.

Ebbene, di questa grandezza e di questa positività sono parte le quattro storie che vogliamo raccontare oggi, le quattro vite che vogliamo ricordare, le quattro opere che oggi vogliamo riconoscere. Apprestiamoci dunque a farle nostre e sappia il nostro cuore commuoversi, di fronte alla bellezza che si è resa presente fra noi.

1. Ho conosciuto il Sig. Romano Longoni verso la fine degli anni ’80.
Sedevo allora nel Consiglio Pastorale della Parrocchia di S. Vito in Lentate. Mi ricordo - come fosse oggi - quella sera che Romano, sconosciuto ai più fra i presenti, venne in Consiglio per parlare del suo progetto.

Longoni


Romano aveva realisticamente un bisogno: sua figlia era la testimonianza vivente di quel bisogno.
Non era - il suo - un progetto teorico; non era una costruzione a tavolino.
Era il frutto di un cuore ferito che si lascia provocare dalla realtà e per questo si spalanca al mondo intero.
Il bisogno di Editta (Editta! quanta profezia in quel nome!) era lo stesso bisogno di tanti altri ragazzi. Per questo -ricco di dignità – Romano osava chiedere: e chiedeva alla Comunità Lentatese di condividere, nel modo più vasto possibile, la realizzazione di un’opera che potesse non assistere, ma accompagnare il cammino totalmente umano -ricco di dignità - di alcuni ragazzi segnati nella loro carne da un handicap.

Nel 1989 il sogno di Romano pose finalmente la prima pietra, raccogliendo la simpateticità di tanti in Lentate, e non solo. L’opera di Romano Longoni, come tutte le opere vere, è cresciuta negli anni, è sopravvissuta - e sono ormai 15 anni - alla sua dipartita [anzi, proprio in questo sta la maggior verifica della verità della sua origine: che le nostre opere ci sopravvivano; altrimenti sono un personalismo effimero]. 
L’opera di Romano Longoni ha prodotto nuove gemmazioni, senza venir meno all’intuizione iniziale: offrire la possibilità di un cammino in grado di accompagnare il compimento della dignità dell’uomo.

Per questo oggi io, idealmente, tendo a Romano la mano di tutta Lentate per dare - a Lui che quella sera di oltre vent’anni fa tese la mano per chiedere - un ben misero riconoscimento alla sua memoria: perché questa memoria resti; validamente impressa fra noi.
 
2. La storia particolare di ciascuno di noi è diversa, unica ed irripetibile: ad uno è dato di iniziare, ad altro semplicemente di seguitare l’opera già iniziata. Ma guai se chi segue si limitasse a replicare, perché la vita non è fatta di repliche ma di re-interpretazioni. È fatta di un rimettersi in gioco, nelle circostanze che cambiano con i tempi. Lo scorso anno abbiamo indicato nel caro Maestro Caimi un esempio da seguire: oggi diciamo che Ernesto e Nuccia Fumagalli hanno seguito.
 In un certo senso, la loro assenza oggi è - se fosse possibile – ancor più eloquente della loro non-presenza. Ernesto e Nuccia infatti proprio oggi celebrano il loro 40° anniversario di matrimonio: potete quindi ben comprendere come la notizia della cerimonia di oggi li abbia colti di sorpresa rispetto alla festa da loro già programmata per una ricorrenza così importante.

Ma, al di là della mia maldestra giustificazione, ciò che mi preme sottolineare - in ossequio alla numerosa sottoscrizione che ha proposto la loro candidatura - è come la fedeltà alla loro vocazione sponsale sia stata in grado di generare.
Quelli che fra voi hanno indicato Ernesto e Nuccia Fumagalli come meritevoli di menzione, non lo hanno fatto perché Ernesto sia stato particolarmente attivo o Nuccia particolarmente attenta, ma perché Ernesto e Nuccia - Ernesto e Nuccia insieme – hanno sostenuto negli anni l’opera di UNITALSI e di quel gruppo di Amici che attorno a loro si sono ritrovati a lavorare.
 La loro presenza, di sposo e sposa, è stata il motore di una famiglia allargata che ha dato vita con generosità e nel silenzio a diversi momenti aggregativi, accompagnando la fatica ed il dolore di ammalati, sofferenti e disabili di diverse generazioni, offrendo loro aiuto concreto di tempo e di mezzi.
 
3. Ciò che abbiamo inteso dire sin’ora, in fondo, è che la dedizione ad un compito è ciò che può rendere affascinante la vita: per se stessi e per gli altri. Io penso, però, sia importante a questo punto sfatare un falso mito legato ad una interpretazione deteriore della carità: secondo una visione un po’ pietistica - e di conseguenza per niente affascinante - sarebbe caritatevole solo ciò che si accompagna a privazione. “Povero… quanto bene ha fatto!” è l’adagio un po’ “beghino” che sintetizza questa posizione. Niente di più falso!
 
La carità, cioè il darsi gratuitamente per un bene più grande, la Carità quella vera, si accompagna sempre ad una ingenua baldanza per cui butti il cuore oltre l’ostacolo e fai. Fai – mi capite! – produci, lavori. Esattamente con lo stesso entusiasmo con cui lavori per mantenere la tua famiglia: è il fine che è diverso, non il metodo.
 Per questo la terza citazione, la terza storia che oggi voglio condividere con tutti voi è quella del Circolo ANSPI dell’Oratorio San Vincenzo che è nato nel 1992 nel cuore della Comunità Cimnaghese.

Cimnago

 

Alcuni genitori, amici fra loro, proprio perché naturalmente attenti ai bisogni dei propri figli - ecco che ritorna ancora ciò che ha mosso Romano Longoni - si spende, si adopra per costruire ciò che intuisce essere più rispondente a questo bisogno. E per questo va, pieno di energia, e si inventa come fare a sostenere le cose da fare e facendo – ecco la bellezza straordinaria della carità – aumenta l’amicizia reciproca, la stima vicendevole.
È un circolo virtuoso: che meraviglia!
Più fai, più capisci che quello che stai facendo è adeguato allo scopo e più ti dai da fare perché alla fine - ma solo alla fine perché altrimenti diventa un tornaconto meschino - ti ritorna sotto forma di un bene più grande per te.

Questo gruppo di amici, di genitori amici, ha portato a termine, con modalità e con forme totalmente autonome, schivo ad ogni retorica, una lunga e concreta serie di opere (l’ultima, ma solo l’ultima, è il nuovo campo di calcio dell’Oratorio inaugurato l’anno scorso) che vengono utilizzate dall’intera comunità di Cimnago.
Questo, in fondo, è lo stesso criterio che abbiamo riconosciuto lo scorso anno con la benemerenza a Don Enrico: la scuola parrocchiale di Camnago era nata e sussiste per la stessa preoccupazione e con la stessa dedizione.

Per questo oggi vogliamo indicare e valorizzare il loro metodo: perché riconosciamo, nell’oggi di oggi, un’autentica vitale interpretazione del Principio di Sussisidiarietà in base al quale le libere aggregazioni si pongono, ancor prima di qualsivoglia livello istituizionale, in aiuto alle esigenze dei singoli e delle famiglie, per il conseguimento del bene comune.

4. Il bene comune! Quanto rischierebbe di essere una formula vuota in bocca ai vaniloqui dei politici mestatori di ogni tempo questa espressione, se non fosse suffragata da fatti concreti.
Oggi come nel passato.
Il bene comune si sostanzia in fatti. In fatti di impegno personale, di messa a disposizione delle proprie doti, delle proprie capacità, delle proprie attitudini professionali per la realizzazione di qualcosa che serve a tutti.
 Ecco allora che, nel centenario della sua nascita, ci è piaciuto condividere con coloro che fra voi lo hanno proposto, il ricordo di un professionista che ha offerto le sue competenze per il suo paese: il Prof. Ferruccio Maspero.

Maspero

Quando alcune sere fa ho telefonato alla Sig.ra Sandra Maspero, per comunicare a Lei la decisione di rendere omaggio alla memoria di Suo padre, Sandra – imbarazzata - mi ha risposto: “beh… vi ringrazio, ma … scusa … ma chi vuoi che si ricordi di mio padre a Lentate?”
 Bene, con questa schiva obiezione Sandra ha dato ancor più ragione alla scelta che abbiamo formulato.

Allegata alla sottoscrizione con cui alcuni cittadini che hanno proposto la candidatura del Prof. Maspero, sta una lettera - pubblicata sul bollettino parrocchiale del mese di maggio 1978 - in cui il beneamato Don Pietro Manganini, che da 2 anni aveva ormai passato il testimone della cura pastorale al caro don Ambrogio, così si esprimeva:
“Una telefonata questa mattina, 26 Aprile, mi portava una dolorosissima notizia: una disgrazia ha tolto la vita al nostro carissimo e tanto prezioso cooperatore prof. Ferruccio Maspero.
Penso allo strazio causato nei suoi parenti (..). Posso pregare e oggi stesso offrirò la Santa Messa in suffragio dell’anima benedetta: è mio dovere di riconoscenza!
L’Oratorio Maschile (…), la Casa per il Coadiutore, la bella Cappella dell’Oratorio, i vari ambienti del Bar e soprattutto il molto lavoro per la sistemazione della Chiesa Parrocchiale e dei locali adiacenti, suscitano nello scrivente i più vivi sentimenti di gratitudine. Responsabile dei lavori in Chiesa Parrocchiale fu l’Ingegner Mario Tanci, ma un aiuto insostituibile per l’Ing. Tanci è stato Ferruccio Maspero.
E può lo scrivente attestarlo con tutta coscienza: quanti disegni prima di arrivare a quello che poi finalmente la Sopraintendenza ai monumenti di Milano avrebbe approvato e quindi sarebbe stato eseguito.

Ma quello che finalmente fu portato a compimento è senza difetti? Nessuno lo affermerebbe. [Ecco la misericordia che citavo all’inizio!]
Bisogna portarsi al tempo dell’esecuzione: alla spesa enorme che si incontrava; il campanile nuovo era appena da poco terminato con qualche residuo di debito. Pensare ad una Chiesa nuova? E dove? E i soldi? – Si sarebbe poi dovuto pensare alla casa parrocchiale, agli ambienti per la sagrestia, per il catechismo, ecc. ecc. – Si è dovuto pensare un poco a tutto.
E diciamolo schiettamente: in parte almeno ci si è riusciti.
Una Chiesa capace, luminosa, libera… C’è stata e ci è voluta anche la cooperazione generosa, gratuita, volenterosa di Maspero.”


Lo scritto di Don Pietro basterebbe, ma io qui voglio - avviandomi così alla conclusione - ricordare un altro fatto che vide Ferruccio Maspero appassionato interprete dei suoi tempi.
Lo dico soprattutto a Riccardo (il Sindaco dei Ragazzi della “Leonardo da Vinci”) ed ai suoi amici, che oggi - mi auguro - hanno potuto conoscere qualcosa in più della loro Lentate.

Riccardo


Sto pensando al Prof. Maspero insegnante, fra gli altri, della Scuola di Disegno che formò tanti degli artigiani intagliatori che, con il loro lavoro, con la loro bravura e con la loro passione, hanno costruito la Lentate del dopoguerra.


Sto pensando al Prof. Maspero insegnante, fra gli altri, della Scuola di Disegno che formò tanti degli artigiani intagliatori che, con il loro lavoro, con la loro bravura e con la loro passione, hanno costruito la Lentate del dopoguerra.

E lo faccio ricordandomi che quell’Italia che uscì dalla tremenda crisi del secondo conflitto mondiale e della dittatura fascista, quell’Italia che scelse – quale forma più opportuna di governo – la Repubblica, è la stessa Italia che oggi celebra il 64° anniversario di quella ricorrenza, attraversando un grave momento di crisi economica.

Come sono usciti vincenti i nostri padri da quel disastro, ben più grave del pur difficile momento di difficoltà che oggi noi stiamo vivendo?
Mettendo in campo quell’operosità che sola può nascere da una passione per la vita, da una intraprendenza, da un protagonismo che si apre ad accogliere il nuovo e gioca a man bassa tutte le
proprie risorse non aspettandosi che prima cambino le regole o le condizioni.

La celebrazione di oggi, quella nazionale come quella locale, ha senso solo se ci fa guardare alle eccellenze che ci sono fra noi, eccellenze di date (come il 2 giugno del ‘46) o di persone (come coloro che oggi stiamo per premiare), desiderosi di ri-attualizzarle, di imitarle e di rendere quello stesso bene possibile per ciascun di noi.

Carissimi benemeriti,
di tutto ciò che avete fatto qui a Lentate e per Lentate, a nome dell’intera Cittadinanza, dei Sigg. Commissari che con me hanno lavorato alla designazione, e - da ultimo - mio personale;
a nome anche delle nuove generazioni, che Riccardo ed i suoi compagni sono oggi qui in qualche modo a rappresentare: di tutto questo che avete fatto, Grazie!”


                                                                                        Massimo Sasso
                                                                                              Sindaco

Lentate, 2 giugno 2010



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