Santo Stefano d'oro: il discorso del Sindaco
Durante la cerimonia di conferimento del 2 giugno 2009
Santo Stefano d’oro 2009
Il discorso del Sindaco Massimo Sasso
dopo il conferimento delle Civiche Benemerenze
“Buon giorno a tutti.
Che sia veramente un buon giorno quello che per Lentate si apre ora.
Che sia l’occasione di un nuovo inizio, perché quello che stiamo per fare è una cosa nuova!
Non si era mai visto - finora - che la cittadinanza venisse convocata per una festa comune, per una festa di tutti, per la festa che tutti insieme vogliamo dedicare a chi, fra noi, abbiamo riconosciuto esserci maestro.
Questo infatti è il significato del gesto di oggi: un riconoscimento.
Riconoscimento: proviamo a pensare a quanti significati ha questa parola.
a. Riconoscere vuol dire distinguere, cioè attestare che si tratta proprio di quella cosa o di quella persona specifica, non di altro [È lui, lo riconosco!]
b. E ri-conoscere vuol dire conoscere realmente, comprendere il senso di quanto è accaduto -magari dopo aver pensato che poteva essere altro- perché ne abbiamo fatto noi stessi esperienza. [Sì, riconosco che è così!]
c. Ma ancora, riconoscere vuol dire fare proprio, affermare che quella persona, quel figlio, ad esempio, è mio figlio.
d. E infine, riconoscere, vuol dire avere riconoscenza: asserire cioè che quello che è stato, è stato buono per me, e quindi - di questo - voler ringraziare.
Se è così allora, il riconoscimento [in tutti questi sensi: di attestazione, di conoscenza, di appartenenza, di ringraziamento], il riconoscimento che una vita spesa per “altro” è una vita piena, non può che essere motivo di gioia e di intima, profonda, commozione.
Io sono veramente commosso al vederci qui radunati attorno a questi quattro nostri concittadini che esprimono - ciascuno per la loro storia personale o per quello che rappresentano nella vita vissuta di Lentate - una dedizione grande alla nostra comunità cittadina.
1. Il Maestro Caimi.
A Lui dobbiamo la presenza nel nostro paese di due opere enormi per portata di carità: l’AVIS e l’UNITALSI.
Questi sono stati, in verità, soltanto i due frutti maggiori di una vita sovrabbondante di opere: se dai frutti si riconosce l’albero, non possiamo che riconoscere -nel senso vasto detto prima- che questa quercia ha ben solide radici! Radici sprofondate senza misura nella tradizione e nella cultura della nostra cattolica Brianza: radici che hanno trattenuto ed alimentato l’ergersi imponente delle vigorose fronde, esposte ai venti delle sempre facili critiche.
AVIS e UNITALSI, due proposte con una sola idea al fondo: quanto ci è dato non è dato solo per noi, ma per essere ri-donato per il “bene comune”, sommamente per alleviare la sofferenza di chi volge nel dolore: sia esso il nostro stesso sangue per chi sta perdendo il proprio [nel caso dei donatori], o il nostro vigore fisico [detto delle dame e dei barellieri] messo a disposizione di chi altrimenti non si potrebbe muovere.
AVIS e UNITALSI: una duplice avventura in cui il Maestro Caimi ha saputo coinvolgere generazioni e persone diverse [e quando dico diverse ben sanno, soprattutto i più anziani fra noi, cosa intendo].
Una personalità si impone, al di là dei particolarismi, ed è riconosciuta come autorevole quando ciò che afferma non è se stesso, ma la Presenza, l’ideale che lo muove. E allora, grazie al suo carisma, attorno a quella Presenza fiorisce una società. Meglio: rifiorisce la Società!
È solo con questa predisposizione del cuore che - senza superbia - una persona può affermare, come il Maestro Caimi ebbe a dire rimettendo la Presidenza dell’AVIS nell’ottobre del 1999, “Giunto al termine del mandato affidatomi, con piena soddisfazione sono convinto di aver sparso con profitto il buon seme”.
Il Maestro Caimi è un gigante. Piaccia a noi, come recita l’antica metafora medievale, di essere nani sulle sue spalle così da poter vedere più lontano e magari appena scorgere quello che lui ha visto così chiaramente.
2. Torniamo ora al verbo che oggi abbiamo scelto come guida: riconoscere.
Ho detto all’inizio che riconoscere significa anche fare proprio: ecco perchè oggi Don Enrico Spreafico siede fra noi.
La Scuola Parrocchiale San Giuseppe Benedetto Cottolengo non è opera sua.
Nel 1913 il Sindaco Sannazzaro inaugurò la nuova scuola e nel 1928, il Parroco don Ferdinando Vicini volle per i bambini della sua Parrocchia un luogo educativo stabile e per questo chiese alla Congregazione del Cottolengo di poter essere coadiuvato in quest’opera. [Don Enrico l’anno scorso mi ha raccontato che la Banda, che giusto l’anno prima aveva mosso i primi passi, apriva il corteo che fu organizzato per accompagnare le Suore dalla Stazione ferroviaria alla loro abitazione: un fatto di popolo].
L’educazione è da sempre la prima preoccupazione della comunità cristiana: la Rivoluzione Industriale e -in particolare in Italia- il Risorgimento massone, verso la fine dell’800 fecero diventare questa preoccupazione una vera e propria urgenza cosicché -tornando a noi- tutte le Parrocchie di Lentate si adoprarono per realizzare la propria scuola: fino a poco più di trent’anni fa, sul nostro territorio si potevano ancora contare cinque scuole parrocchiali.
Poi, la progressiva disarticolazione culturale della nostra società ed il prevalere di un certo statalismo di cui continuiamo ancora oggi a pagare le conseguenze, hanno fatto sì che si cedesse allo Stato cosiddetto “neutrale” questo importante compito. E le scuole parrocchiali furono chiuse.
Tutte, tranne quella di Camnago: don Giuseppe Zaffaroni, caparbiamente, volle mantenere la sua scuola e Don Enrico ereditò questo prezioso patrimonio.
Ne sono a tutt’oggi ben consci i Camnaghesi che, con una petizione di oltre 150 firme, hanno richiesto che questo merito venisse pubblicamente riconosciuto a Don Enrico con la motivazione che abbiamo testualmente riportato nell’attestato: “Negli anni trascorsi come Parroco della comunità camnaghese ha promosso, sviluppato e difeso un patrimonio di Camnago e dell’intero Comune di Lentate quale è la Scuola dell’infanzia parrocchiale paritaria ‘S. Giuseppe Benedetto Cottolengo’. I suoi pensieri, le sue azioni ed iniziative hanno reso i bambini, i genitori e l’intera comunità consapevoli di quanto importante sia crescere in un ambiente che insegna i valori fondamentali della vita, anche andando oltre il credo religioso”.
La scuola non era di don Enrico, ma don Enrico l’ha vissuta come sua, proprio perché non era sua: era il frutto dell’opera di un altro, dei suoi predecessori e della sua comunità e per questo andava difesa, adeguata alle esigenze dei tempi, sospinta verso un futuro che tutti ci auguriamo sempre più prospero. Grazie Don Enrico per il suo accanimento - e non suoni brutale questo termine che si porta dentro i denti del cane serrati sul suo osso per difendere ciò che è suo: grazie perché difendendo ciò che le era stato affidato, ha difeso un patrimonio di tutti.
3. Riconoscere - ho detto ancora - vuol dire conoscere realmente, comprendere il senso di quanto è accaduto, per averne fatto noi stessi esperienza.
È esattamente da qui che parte l’opera della Signora Sandra Maggioni, che nell’autunno del 1983 in seguito ad un episodio oncologico personale – e grazie a Dio superato - coinvolse immediatamente chi le stava più vicino per dare vita all’ Associazione Volontari Lentatesi per la prevenzione del tumore.
Un cuore aperto e generoso, una persona leale con se stessa, insomma un uomo vero, parte sempre da qui: ciò che sperimento buono per me, dentro una circostanza particolare, viene offerto a tutti per il bene comune [quello del bene comune è un altro filo conduttore di questa giornata!].
È questo l’unico modo non ideologico di operare, ed è proprio per questo che solo le opere che partono da qui sono destinate a durare nel tempo: le altre, quelle che partono dall’analisi della situazione e su queste costruiscono un progetto, prima o poi finiscono. Perché manca il cuore.
La Signora Sandra aveva saputo che il San Gerardo di Monza aveva promosso uno screening mirante a prevenire la formazione dei tumori al seno e voleva proporre la stessa iniziativa per tutte le sue concittadine potenzialmente a rischio.
Da qui l’operatività: il coinvolgimento degli Enti preposti (Ospedale, USSL, Amministrazione Comunale) ciascuno per la propria parte di competenza, la redazione di uno schema operativo, la ricerca di un partner disposto a finanziare l’iniziativa.
La finalità dell’Associazione è ben riassunta nel motto contenuto nello Statuto: il modo migliore per vincere (o combattere) il cancro è cercarlo, un motto sempre vissuto congiuntamente alla convinzione che di cancro si può guarire.
Da quel lontano 1983 numerosissime sono state le iniziative di prevenzione messe in atto dall’Associazione ed il fiore all’occhiello si può senza dubbio ritenere la mammografia gratuita che fu offerta nel 1999 e nel 2000 a tutte le donne del Comune di Lentate che in quegli anni avrebbero compiuto 50 primavere.
Questa campagna precorreva l’iniziativa che la Regione Lombardia avrebbe varato qualche anno dopo, stabilendo una mammografia gratuita ogni biennio per le donne dai 50 ai 69 anni.
4. Riconoscere infine significa dare atto di un dato, di una eccellenza; e conseguire il titolo di Campione Italiano in svariate categorie di Ginnastica Artistica per tre anni consecutivi - dal 2006 al 2008, come è riuscita a fare l’ Associazione Sportiva GEA – senz’altro attesta questa eccellenza.
Ma questo è il risultato.
Noi oggi qui, invece, vogliamo indicare a tutti il metodo: so di non essere molto originale nel definire la Ginnastica Artistica una delle Cenerentole del mondo sportivo.
Sappiamo tutti chi è Cenerentola: la piccola instancabile sguattera che alla fine sbalordisce per la sua sfolgorante bellezza.
Ecco: che sin dal 1983 nel nostro Comune ci sia, da parte di alcuni adulti, una instancabile dedizione a far sì che dei bambini -delle bambine in particolare- possano coltivare la passione verso una disciplina povera e virtuosa, quale è la ginnastica artistica, è senza dubbio motivo di encomio.
Questo ci interessa indicare [perché lo scopo di tutta questa giornata - come scrisse il Sig. Vicesindaco, sul numero di ottobre de “il Punto” - è indicare esempi virtuosi; è per dire: “guarda; guarda e fai altrettanto, perché più saremo a fare così, più faremo bella la nostra Lentate”]:
Sin dall’inizio l’Associazione Sportiva GEA ha proposto un percorso educativo finalizzato alla crescita umana dei ginnasti, che si può sintetizzare così: lo sport per tutti, con al centro la persona e non la prestazione.
Attraverso il duro allenamento - metafora della vita - viene offerta infatti ai giovani la possibilità di fare esperienza di quanto l’impegno, il rispetto e la solidarietà siano forieri di soddisfazioni in campo umano, prima ancora che agonistico.
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Ed ora, prima di passare alla consegna degli attestati, un’ultima notazione sulla scelta dell’immagine che abbiamo voluto per questi premi.
Si tratta di una riproduzione della “donazione dell’Oratorio da parte di Stefano Porro a Santo Stefano” raffigurata nella parete del presbiterio qui, alla mia sinistra.
Questa immagine, nell’arte medievale, diceva tutto: diceva del significato compiuto della vita, del fatto che se noi possiamo aver fatto qualcosa di buono è perché a noi, per primi, la vita è stata donata e quindi tutto è un ritornare, un restituire quel poco che siamo riusciti a realizzare grazie a quel tanto che abbiamo ricevuto in dono.
Gli esempi che oggi abbiamo voluto indicare sono tutte espressioni di questo ri-dare: ho ricevuto dei talenti -di carità, di determinazione, di esperienza, di dedizione- e li ho trafficati per rendere più affascinante il mondo e quel pezzo di società in cui viviamo.
Di tutto questo che avete fatto per Lentate, a nome dell’intera Cittadinanza, del Signor Vicesindaco, che più di ogni altro ha voluto questa Istituzione, dei Sigg. Commissari (l’Ass. Rovagnati, il Consigliere Volonté, il nostro beneamato Don Ambrogio e il Sig. Corbetta) che con me hanno lavorato alla designazione, e - da ultimo – a nome mio personale: di tutto questo che avete fatto per Lentate. Grazie!”
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IL SINDACO
Massimo Sasso
Lentate, 2 giugno 2009 - Festa della Repubblica


